Quando un bambino torna da scuola con febbre e mal di gola, capire se si tratta di un virus o di un’infezione da streptococco non è sempre semplice. I segnali più indicativi, il tampone faringeo e alcuni sintomi associati aiutano a orientarsi, ma la diagnosi non si può confermare guardando soltanto la gola. In questa guida raccolgo ciò che considero più utile per riconoscere il problema, sapere quando contattare il pediatra e gestire i giorni successivi.
I segnali da ricordare quando il bambino ha mal di gola
- Febbre e dolore intenso alla gola sono tra i sintomi più comuni.
- Tosse e raffreddore assenti rendono più probabile una faringite streptococcica, ma non bastano per diagnosticarla.
- Le placche non significano automaticamente streptococco: possono comparire anche con infezioni virali.
- La presenza del batterio si verifica con test rapido o tampone faringeo.
- Antibiotici solo su indicazione medica, mai usando avanzi di una vecchia terapia.

I segnali che fanno pensare a un’infezione streptococcica
La faringite da streptococco di gruppo A compare soprattutto nei bambini in età scolare e negli adolescenti. L’esordio tende a essere abbastanza rapido, con febbre spesso elevata, mal di gola marcato e dolore durante la deglutizione.
- tonsille arrossate e gonfie, talvolta con essudato biancastro, cioè le cosiddette placche;
- linfonodi del collo ingrossati e dolenti;
- mal di testa, stanchezza e dolori diffusi;
- nausea, vomito o dolore addominale, sintomi piuttosto frequenti nei bambini;
- assenza o scarsa presenza di tosse, naso che cola e raucedine.
Nei bambini sotto i 3 anni il quadro può essere meno tipico e la faringite streptococcica è meno comune. Il piccolo può apparire irritabile, mangiare meno, avere febbricola o naso chiuso. In questa fascia d’età preferisco sempre lasciare al pediatra la valutazione dell’opportunità di fare un test.
Leggi anche: Bambino 2 anni piange di notte? Capisci perché e cosa fare
Quando compare anche la scarlattina
Lo stesso batterio può produrre tossine e provocare la scarlattina. In questo caso, oltre a febbre e mal di gola, può comparire un esantema fine e ruvido al tatto, simile alla pelle d’oca, che spesso inizia dal tronco e si estende al resto del corpo.
La lingua può diventare molto arrossata, mentre il volto appare rosso con una zona più chiara intorno alla bocca. Un’eruzione cutanea associata a febbre merita un contatto con il pediatra, soprattutto se il bambino è molto abbattuto o il rash compare rapidamente.
Streptococco o virus come orientarsi senza fare diagnosi a casa
La maggior parte dei mal di gola nei bambini è di origine virale. Io considero alcuni segnali utili per orientarsi, ma non li tratto mai come una diagnosi certa, perché i sintomi possono sovrapporsi.
| Segnale | Più compatibile con streptococco | Più compatibile con virus |
|---|---|---|
| Febbre | Insorgenza rapida e temperatura spesso alta | Può esserci, spesso insieme ad altri sintomi respiratori |
| Gola | Dolore intenso, tonsille gonfie e arrossate | Mal di gola variabile, talvolta meno intenso |
| Tosse e raffreddore | Assenti o poco rilevanti | Frequenti, spesso con naso chiuso e catarro |
| Occhi e voce | Congiuntivite e raucedine meno tipiche | Congiuntivite, raucedine e voce alterata più comuni |
| Disturbi digestivi | Nausea, vomito o mal di pancia possibili | Possibili soprattutto nelle infezioni virali intestinali |
Le placche sulle tonsille non bastano per distinguere le due cause. Possono comparire anche durante la mononucleosi o altre infezioni virali. Al contrario, l’assenza di placche non esclude del tutto lo streptococco.
Un bambino con febbre, mal di gola improvviso e linfonodi dolenti, ma senza tosse o raffreddore, ha un quadro che merita una valutazione più attenta. La decisione finale, però, deve basarsi sulla visita e sull’eventuale tampone.
Come si conferma la diagnosi e quando serve il tampone
Il test più usato è il tampone faringeo, eseguito passando un apposito bastoncino sulla parete posteriore della gola e sulle tonsille. Il test antigenico rapido può dare una risposta in pochi minuti; in alcune situazioni il medico può richiedere anche l’esame colturale.
Il tampone dovrebbe essere eseguito quando il pediatra ritiene che i sintomi siano compatibili con una faringotonsillite da streptococco. Farlo ripetutamente a un bambino completamente asintomatico, oppure subito dopo la terapia per controllare se il batterio è ancora presente, in genere non è utile.
Esistono infatti bambini portatori, cioè positivi al tampone senza avere una vera infezione in corso. Per questo un risultato positivo va letto insieme a febbre, mal di gola e quadro clinico, non isolatamente.
Gli esami del sangue non sono normalmente il primo strumento per confermare una faringite streptococcica. La priorità resta la valutazione pediatrica con il test appropriato, quando indicato.
Cosa fare a casa e come si cura
Se il tampone conferma lo streptococco, il pediatra prescrive l’antibiotico più adatto. In genere i farmaci della famiglia delle penicilline, come l’amoxicillina, sono la prima scelta quando non ci sono allergie o altre controindicazioni. La dose e la durata dipendono dal peso e dalla situazione clinica.
L’antibiotico non serve per un comune mal di gola virale. Iniziarlo senza indicazione può causare effetti indesiderati e favorire un uso scorretto dei farmaci. Non bisogna inoltre riutilizzare confezioni rimaste in casa o modificare autonomamente il numero dei giorni di terapia.
A casa si può aiutare il bambino offrendo spesso acqua, latte o altri liquidi tollerati, cibi morbidi e riposo. Per febbre e dolore il pediatra può indicare paracetamolo o ibuprofene secondo età, peso e condizioni del bambino. Io eviterei di alternare i farmaci senza una precisa istruzione, perché aumenta il rischio di errori nelle dosi.
La faringotonsillite streptococcica tende a risolversi nell’arco di 3-7 giorni, mentre il miglioramento dei sintomi può iniziare già dopo le prime dosi dell’antibiotico. Se la febbre persiste, il bambino peggiora o non riesce a bere, è necessario ricontattare il pediatra.
Contagio, scuola e prevenzione in famiglia
Lo streptococco si trasmette soprattutto attraverso le goccioline respiratorie e il contatto ravvicinato. Scuola, asilo, fratelli e condivisione di bicchieri o posate possono facilitare il passaggio dell’infezione, anche se non è necessario trasformare la casa in un ambiente sterile.
- lavare spesso le mani con acqua e sapone;
- non condividere bicchieri, posate, borracce e spazzolini;
- arieggiare gli ambienti e insegnare a coprire bocca e naso quando si tossisce;
- lavare gli oggetti usati frequentemente dal bambino, come borraccia e posate;
- seguire fino alla fine la terapia prescritta.
Di norma la contagiosità si riduce molto dopo circa 24 ore di terapia antibiotica efficace. Il rientro a scuola o all’asilo dovrebbe avvenire quando il bambino non ha più febbre, si sente abbastanza bene e il pediatra lo ritiene opportuno, rispettando anche le regole della struttura.
Non è necessario sottoporre automaticamente tutti i familiari a un tampone. Se un fratello sviluppa febbre, mal di gola o un’eruzione cutanea, va valutato separatamente.
Quando serve chiamare subito il pediatra
Un mal di gola isolato, con bambino vigile e capace di bere, di solito non è un’emergenza. Ci sono però segnali che richiedono una valutazione rapida, perché possono indicare disidratazione, un ascesso vicino alla tonsilla o un’infezione più importante.
- difficoltà a respirare o rumore insolito durante la respirazione;
- incapacità di deglutire la saliva, salivazione abbondante o rifiuto completo dei liquidi;
- voce molto ovattata, difficoltà ad aprire la bocca o dolore fortemente localizzato su un lato;
- collo molto gonfio, rigidità del collo o peggioramento improvviso;
- sonnolenza insolita, confusione, debolezza marcata o segni di disidratazione;
- febbre che non migliora o ritorna dopo un apparente recupero;
- urine molto scure, gonfiore a viso e gambe o riduzione evidente della quantità di pipì;
- rash diffuso accompagnato da malessere importante, vertigini o dolore intenso.
In presenza di difficoltà respiratoria, perdita di coscienza o peggioramento rapido bisogna chiamare il 112 o rivolgersi al pronto soccorso. Non è il momento di aspettare l’effetto di un rimedio casalingo.
Il dettaglio che aiuta davvero a decidere nelle prime ore
Il modo più utile per osservare il bambino è annotare quando sono iniziati i sintomi, la temperatura, la capacità di bere e la presenza o meno di tosse, raffreddore, vomito o rash. Queste informazioni aiutano il pediatra molto più di una fotografia delle tonsille scattata con il telefono.
La regola pratica che seguo è semplice: non considero le placche una prova, non do antibiotici senza una valutazione e non sottovaluto un bambino che beve poco o peggiora rapidamente. Con questi tre punti fermi, è più facile distinguere un normale episodio respiratorio da una situazione che merita un controllo tempestivo.